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ISTERIKA!!

POLITICA
25 marzo 2011
Sperperando gli sprechi…


Pubblicato su Camminando Scalzi il 5 marzo 2011

“Quest’anno in Italia è stato tagliato il 76,3 per cento delle spese per i servizi sociali”, scrive l’economista Tito Boeri nella rivista Internazionale del 25 febbraio 2011. “Il fondo nazionale per le politiche sociali – prosegue – è stato ridotto a 275 milioni di euro. Tre anni fa la dotazione del fondo era più del triplo”.

I finanziamenti per la famiglia, tanto amata da questo governo, si sono ad esempio ridotti dai 185 milioni dello scorso anno ai 51 di quest’anno. “Cresce, inoltre, il numero dei fondi letteralmente svuotati: – scrive Boeri – dopo il piano straordinario per gli asili nido è toccato al fondo per la non autosufficienza, che perderà 400 milioni. Altri, come quello per gli affitti, sono ridotti ad una cifra simbolica”…

Ma la colpa è sempre solo della solita “crisi”. Non ci sono responsabilità politiche in Italia, solo difficili situazioni in cui qualche sfortunato esecutore dovrà cedere alla tentazione di sferrare il colpo di grazia per atterrare definitivamente un Paese sofferente e stremato.
In compenso, la carenza di risorse non ha impedito ai nostri amati rappresentanti di inserire all’interno del recente testo “Milleproroghe” l’ennesima Sanatoria manifesto “selvaggio”, che riguarda le violazioni compiute dai partiti con manifesti politici, di cui non ci è dato modo di conoscere a quanto ammonti la multa che i partiti “incriminati” avrebbero dovuto pagare e quanti soldi sarebbero potuti entrare nelle casse dello Stato, ma ci è permesso sapere che adesso basterà versare mille euro entro il 31 maggio di quest’anno per vedersi automaticamente cancellata la sanzione.

La carenza di risorse non ha impedito i nostri rappresentanti nemmeno di vergognarsi per la scelta di non organizzare un’unica giornata di elezioni per referendum e amministrative. “Trecento asili, 2000 auto per la polizia, messa in sicurezza delle scuole, ripristino del fondo per le non autosufficienze, assistenza ai malati di Sla. Ecco come potrebbero essere spesi in maniera utile i 350 milioni di euro che il governo vuole gettare al vento facendo votare il 12 giugno per i referendum anziché prevedere l’election day (www.iovotoil29maggio.it) con le elezioni amministrative del 29 maggio”, ha affermato il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Massimo Donadi.

Ma il governo è deciso! Quando si tratta di mettere a rischio il raggiungimento del quorum ai referendum e rompere i coglioni alla gente che nel giro di due settimane dovrà votare due volte, lo sperpero di risorse non è certo mai stato un ostacolo!
POLITICA
17 novembre 2009
Stellette atomiche


L'8 novembre del 1987 un referendum popolare ha bandito l'uso del nucleare in Italia, ma oggi, a distanza di 22 anni, l'annoso tema torna alla ribalta... Quasi tutte le regioni italiane chiamate in causa si dichiarano contrarie alla costruzione di tali centrali sul proprio territorio, ma il governo è irremovibile: ciò che è stato deciso si farà!

Tutto comincia con il ddl 1373, firmato dai ministri Ignazio La Russa (Difesa), Giulio Tremonti (Economia e Finanza) e Claudio Scajola (Sviluppo economico) e presentato alla presidenza del Senato il 10 febbraio 2009: Misure a tutela dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società “Difesa Servizi spa”.

Il 13 novembre “La Nuova Sardegna” pubblica un articolo dal titolo “C'è una strategia segreta: le centrali nucleari avranno le stellette”, dal quale si evince che la nascita della “Difesa servizi spa” potrebbe celare una strategia di emergenza per mandare avanti la politica energetica sostenuta dall'attuale governo.

«Il combinato disposto delle due norme (ddl 1195 e 1373) – spiega l'articolo - consentirebbe la creazione di centrali in siti militari, visto che ora la Difesa può utilizzarli “con la finalità di installare impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell’energia”. E per farlo il ministero, una volta approvato il secondo ddl,
“può stipulare accordi con imprese a partecipazione pubblica”. Proprio come la Difesa Servizi Spa. A quel punto, le centrali nucleari sarebbero fuori dal controllo di altre autorità, protette dietro il cartello “Zona militare”».

Niente manifestazioni di protesta,
niente accordi con Comuni, Provincie e Regioni, e magari niente di niente, perché potrebbe bastare appellarsi al segreto militare per evitare che i cittadini vengano a conoscenza di ciò che sta accadendo sul loro territorio.

Tante supposizioni e troppe incertezze, in un Paese dove la trasparenza istituzionale è stata troppo spesso prevaricata da interessi di altro genere e dove il timore di un'ennesima ingiustizia appare sin troppo reale...
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