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SOCIETA'
19 marzo 2011
La dignità scende in piazza

Pubblicato su Camminando Scalzi il 15 febbraio 2011

Se non ora quando? È l’unica domanda che viene da porsi in un momento come questo. Ed è proprio per tale motivo che domenica 13 febbraio oltre 230 piazze italiane si sono riempite di donne e uomini uniti dal bisogno di rivendicare la dignità del genere femminile e dire basta a qualunque forma di discriminazione e sfruttamento.

Dire basta a una rappresentanza politica maledettamente sbilanciata a favore del mondo maschile, e dove il mondo femminile sembra troppo spesso rappresentato da ex igieniste dentali senza passione ed esperienza.

Dire basta a una rappresentazione maschilista e superficiale del genere femminile nei media, dove i culi vengono usati persino per pubblicizzare la marca di uno yogurt e una quinta di reggiseno trova più spazio dello sguardo fiero di una donna che ha qualcosa da raccontare.

Dire basta a un mondo del lavoro dove il tasso di occupazione femminile nel 2010 era uno dei più bassi fra i Paesi Ocse, e dove l’Italia precede solo il Messico e la Turchia. Le donne disoccupate superano il 50% e guadagnano mediamente il 20% in meno degli uomini, a parità di lavoro e posizione professionale. Un trend legato anche all’identificazione della figura femminile come unica responsabile del nucleo familiare, perché in Italia sembra che solo le donne maturino il desiderio di avere dei figli e solo le donne abbiano il dovere di crescerli sacrificando le proprie ambizioni professionali, come spiega “La mamma architetto” Daniela Scarpa su Camminando Scalzi il 13 febbraio.

Dire basta a quei 10 milioni e 485 mila casi di molestie sessuali sul posto di lavoro, risultanti da un’indagine indagine ISTAT pubblicata nel 2010, condotta su un campione di 24.388 donne di età tra i 14 e i 65 anni, da cui è risultato che il 51,8 per cento delle intervistate abbiano “subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche”.

Dire basta a quel 31,9% di donne italiane che nel corso della loro vita sono state, almeno per una volta, vittime di violenza fisica o sessuale. (Dato ricavato da una indagine ISTAT del 2006, su un campione di 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni intervistate su tutto il territorio nazionale).

Dire basta a chi continua a mettere in discussione i diritti duramente conquistati nel corso della storia, come ha fatto Giuliano Ferrara, che dopo essersi fatto promotore della campagna “No aborto” nel 2008, oggi accusa i sostenitori di queste manifestazioni di dissenso di essere giacobini, neo-puritani e moralisti.

Dire basta all’europarlamentare Iva Zanicchi e alle sue assurde dichiarazioni pseudo-cattoliche sul “Gesù proteggeva le prostitute e diceva ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’”, come se proteggere significasse pagare settemila euro a prestazione sessuale (anche se minorenne), regalare farfalline di Swarovski e offrire incarichi pubblici a persone di dubbia competenza politica.

Dire basta a tutto questo e a coloro che hanno visto nella manifestazione del 13 febbraio solo una rivolta contro il Presidente del Consiglio e i recenti scandali che lo hanno coinvolto, perché questo movimento va ben oltre Silvio Berlusconi e il suo harem di via Olgettina: la misera rappresentazione di un sistema che oggi non possiamo più fingere che non esista.
POLITICA
19 dicembre 2010
Un finale lento e doloroso

Pubblicato su Camminando Scalzi il 17 dicembre 2010 

Sembra proprio che l’eutanasia in questo Paese non sia concessa nemmeno ai governi. L’Italia di oggi ricorda tristemente un malato terminale tenuto in vita da macchinari vecchi e malfunzionanti…
La votazione di fiducia di martedì 14 dicembre è stato uno degli episodi più imbarazzanti della recente storia politica italiana. Da una parte un governo composto da soggetti in rotta di collisione, che si insultano e si rimbalzano colpe e responsabilità. Dall’altra parte un’opposizione incapace di riconoscere la necessità di andare al voto, proprio ora, proprio in questo momento di crisi.

Sentirsi dire che sarebbe deleterio per il Paese aprire le urne in un periodo così critico, significa dimostrare di non essere in grado di rappresentare né una valida opposizione né un’accettabile maggioranza. Significa dimostrare di non essere capaci di ascoltare quelle folle di persone che stanche e disperate continuano a scendere in piazza, e che oramai cominciano a dubitare dell’efficacia delle manifestazioni pacifiche, aprendo un varco verso una deriva violenta. Aldilà dei cosiddetti Black bloc e degli infiltrati, non dovrebbe stupire che dopo anni di scioperi, occupazioni, cortei e salite sui tetti, qualcuno cominci a stancarsi della fastidiosa indifferenza della classe politica. Non c’è nulla di costruttivo nel dare fuoco ad una camionetta della finanza, ma sicuramente non è stato il fatto più scandaloso accaduto in questa memorabile data…

Il vero scandalo sta in un governo che gioisce di una fiducia che non porterà a nulla. La maggioranza non ha i numeri per votare le agognate riforme di cui tutti parlano, e il perenne rischio di una sconfitta lascerà inevitabilmente il Paese nello stallo, mentre il cancro dell’establishment politica attuale si diffonderà, come una metastasi, fino a divorare anche quel poco di “sano” che è rimasto in questa malata società.
Il vero scandalo sta nell’aver sottratto la speranza di un futuro ad un generazione sfinita da un pesante 26% di disoccupazione (dato Confindustria), dall’impossibilità di richiedere un mutuo, costruirsi una famiglia o addirittura ambire alla pensione.
Il vero scandalo sta in quegli abitanti dell’Aquila che ancora oggi si ritrovano a vivere senza la propria casa, senza la propria città, e senza la propria vita.
Il vero scandalo sta in quel manipolo di politicanti che si scannano per accaparrarsi l’appoggio di quelle raccapriccianti espressioni del genere umano che sono disposte a vendersi per soldi sporchi o per una comoda poltrona.

Sono riusciti a votare persino ad Haiti e in Afghanistan. Forse ce la possiamo fare anche noi!
POLITICA
21 novembre 2010
Se il premier va a puttane, l’Italia lo segue a ruota…
Pubblicato su Camminando Scalzi il 20 novembre 2010

Dopo settimane di giochi di prestigio per nascondere l’evidenza, la
crisi di governo sembra essersi ufficializzata. Nel frattempo l’incompreso Silvio minaccia di partire alla volta dei programmi televisivi, per mandare avanti il deprimente talk show a cui gli Italiani assistono da quasi venti anni. Si ripeteranno le solite “verità” nascoste dalla solita sinistra comunista e dalla solita informazione faziosa. Berlusconi e la sua interminabile schiera di cadetti continueranno a ripetere che i media, troppo concentrati sul gossip di Ruby e la famigerata telefonata alla questura, hanno perso di vista gli argomenti che realmente meriterebbero uno spazio in prima pagina. Si ripeterà la consueta frase “l’opposizione non sa confrontarsi sui contenuti politici e sul merito delle scelte del governo”, e Bersani continuerà ad arrabattarsi nel tentativo di salvare un partito che macina elettori insoddisfatti e semina astensionisti.

Ma parliamo dunque di contenuti politici e lasciamo un attimo da parte la famosa storia di un vecchio di settantaquattro anni incantato da una diciassettenne prosperosa, confuso e felice di aggirare le leggi per una sfortunata ragazza che si definisce, contemporaneamente, nipote del presidente Mubarak e povera donzella con una drammatica situazione familiare. Mettiamo da parte anche i processi a carico del presidente, il conflitto d’interessi e le leggi ad personam, e concentriamoci sui contenuti…

Economia: Il Fondo monetario internazionale ha collocato l’Italia al 179° posto in una classifica di 180 Paesi, in una statistica che tiene conto della crescita economica degli ultimi dieci anni. Dopo di noi solo la derelitta Haiti. In compenso la disoccupazione è salita all’11%, e chi ha la fortuna di avere ancora un lavoro si trova spesso costretto a sopravvivere con stipendi da fame, senza le minime garanzie.

Istruzione: “Tagli” e “riforme” sono oramai sinonimi, e la scuola pubblica si appresta a precipitare nel baratro più profondo, mentre la ministra Mariastella Gelmini assiste inerme alle continue manifestazioni di protesta. Nel frattempo un articolo di Salvo Intravaia della Repubblica online del 16 novembre denuncia il cancellamento dei tagli per gli atenei privati, che nell’ultima versione del maxiemendamento alla legge di stabilità vedono anche “un finanziamento di 25 milioni per le università non statali legalmente riconosciute”.

Cultura
: L’esponente Fli Fabio Granata si abbatte sul ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi definendolo “il peggior ministro di sempre”, proprio nel giorno in cui diciassette soprintendenti lo attaccano frontalmente per i pesanti tagli che privano il settore delle risorse necessarie alla salvaguardia dei beni culturali. Per non parlare delle proteste del mondo del cinema…

La famigerata “sicurezza”:
“Sono finiti i fondi per l’acquisto del carburante e per le ricariche delle fuel-card che sono state ritirate – spiega al Sole24ore Felice Romano (segretario generale del Siulp, Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia). – Stiamo dando fondo alle riserve strategiche, terminate anche quelle andremo a piedi”.

Politica Estera:
Mentre si continuano a tagliare i fondi per i progetti di cooperazione internazionale, il libro “Il caro armato” di Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca documenta che nel 2010 l’Italia ha previsto di spendere circa 23 miliardi di spese militari.

Immigrazione:
L’ONU ha criticato il “pacchetto sicurezza” per lo scarso rispetto dei diritti umani e le continue discriminazioni a cui sono sottoposti i migranti in Italia, a cui si aggiunge, fra le altre cose, la recente protesta di Brescia contro la falsa sanatoria del governo.

E si potrebbe andare avanti per ore ad elencare i tanto agognati “contenuti” del governo Berlusconi, parlando dell’
Aquila e della manifestazione nazionale del 20 novembre per denunciare la mancata ricostruzione a diciannove mesi dal sisma, o riflettendo sulle condizioni della Campania, che nuovamente affoga tra i rifiuti.
Continuiamo pure a parlare di contenuti, che tanto tra puttane e puttanate… la musica non cambia.
POLITICA
17 ottobre 2010
Il Fini giustifica i mezzi
Pubblicato su Camminando Scalzi il 4 ottobre 2010

“Purtroppo da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente”. È cominciato così l’atteso discorso di
Gianfranco Fini, che è andato in onda sulle TV nazionali lo scorso 25 settembre. “Evidentemente – ha proseguito – a qualcuno dà fastidio che da destra si parli di cultura della legalità, di legge uguale per tutti, di garantismo che non può essere impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere problemi personali”.

Evidentemente, mi verrebbe da rispondergli, a qualcun altro dà fastidio che ci abbia messo
circa quindici anni a capire chi erano i suoi alleati e che, stranamente, se ne sia accorto proprio nel bel mezzo di una crisi di consensi del Governo e del suo leader Silvio Berlusconi. Evidentemente qualcuno non si capacita del fatto che un soggetto come lui si conceda il lusso di immolarsi a vittima di una persecuzione mediatica, facendo la morale alla stessa massa di politicanti che da tempo ha scelto di affiancare.

Ciononostante il suo discorso convincente e rivoluzionario ha riscosso un ampio successo persino tra l’elettorato di centro-sinistra, in un momento in cui sottrarre voti a maggioranza e opposizione richiede lo stesso impegno del rubare caramelle a un bambino.
Statista arguto e calcolatore, nel corso degli anni ha infatti plasmato la propria figura politica adattandola alle esigenze del momento.
Mario Segni anni fa lo aveva immaginato come colui che “con la sua fredda astuzia sembra il duca Valentino dei Borgia, che aspetta il logoramento del Cavaliere per proporsi come il vero leader della destra”, e forse persino della sinistra.

Lui che dopo aver marciato a braccetto di Giorgio Almirante come segretario del
Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, ha poi guidato la presidenza del partito Alleanza Nazionale (AN) per 13 anni, per giungere nel 2008 a fondare il “Popolo della Libertà” assieme al premier Silvio Berlusconi.
Lo stesso Gianfranco Fini che durante il
G8 di Genova del 2001 era ministro della Difesa mentre se ne stava nella centrale dei carabinieri di Forte San Giuliano a seguire i noti avvenimenti che oramai tutti conosciamo, dove è difficile pensare che le scelte politiche del suo ministero non abbiano nulla a che vedere con gli atroci scontri che ci sono stati. Deciso a vestire i panni dell’Uomo Forte sino alla fine, ha peraltro scelto di schierarsi acriticamente dalla parte di tutti i poliziotti e carabinieri “sottoposti a un linciaggio” dalla sinistra.

Lo stesso Gianfranco Fini della
Legge “Bossi-Fini”, aspramente criticata anche dalle Nazioni Unite per le severe restrizioni previste per gli stranieri che vogliono entrare in Italia e la scarsa garanzia di diritti per gli immigrati che vivono nel Paese.
Lo stesso Gianfranco Fini che non riesce ancora a trovare un linea politica coerente con gli ideali che non ha mai avuto. Colui che, da fascista a compagno, ha costruito la propria figura attorno a un doppiogiochismo che lo ha reso adattabile a qualunque situazione, forse tormentato dal timore di passare alla storia come l’eterno “numero due”.
POLITICA
30 luglio 2010
Non c'è P2 senza P3

Pubblicato su Camminando Scalzi il 27 luglio 2010

Salta la legge Falcone che consentiva una corsia più rapida per le investigazioni sulle associazioni criminali – scrive Liana Milella su La Repubblica online del 23 luglio 2010. – Per un gruppo come quello sotto inchiesta in questi giorni i magistrati avranno bisogno di “gravi indizi” di reato per far scattare gli ascolti”. La “cricca” di cui si parla nell’articolo è, ovviamente la famigerata new entry del panorama politico italiano: la P3... Nel frattempo l’irrefrenabile entourage di Mr. Silvio si impegna scrupolosamente per complicare la vita dei pm e agevolarla ai loro compari.

Altro che fratelli Cohen… Questo è un paese per vecchi, possibilmente affiliati ad associazioni a delinquere che si macchiano di reati come corruzione, concussione, peculato, truffa, bancarotta e usura. “Per mettere sotto controllo i telefoni degli adepti al gruppo non basteranno i “sufficienti indizi di reato” – prosegue l’articolo di La Repubblica – come per la mafia e il terrorismo, ma ci vorranno i “gravi indizi” e tutti i numerosi paletti imposti dalla riforma”, quella stessa che cancella l’articolo 13 della Legge Falcone del 1991.

Persino Napolitano è rimasto allarmato e indignato per “l’emergere dei fatti di corruzione e trame inquinanti da parte di squallide consorterie”…
Al centro della rete di complotti e relazioni troviamo, guarda caso, il povero bistrattato Marcello Dell’Utri, che continua a negare l’evidenza persino dopo una condanna a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa… Ma anche l’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, che il 14 luglio è stato persino costretto a dimettersi, cosa che di questi tempi, in Italia, non è da considerarsi troppo scontata. Ciononostante la super votata maggioranza parlamentare non ha autorizzato l’arresto del loro caro amico, che infondo è solo accusato di complicità con la Camorra… Che sarà mai??

Nel frattempo il piccolo Cappellacci e la sua “cricca” sono riusciti a trascinare nella melma persino un investimento importante e intelligente come quello sull’energia eolica.
Gli imprenditori Flavio Carboni e Arcangelo Martino, l’ex dirigente democristiano Pasquale Lombardi e il coordinatore nazionale del PDL Denis Verdini. “Non c’era livello della magistratura a cui la “banda” non potesse arrivare – scrive Emilio Randacio su La Repubblica online del 23 luglio. – Promuovere magistrati, fermare processi, condizionare i giudici, tutto pur di raggiungere i propri scopi. E, quando Carboni e i suoi complici decidono di far salire Nicola Cosentino sullo scranno più alto della Regione Campania, gli appoggi vengono attivati”.

Sembra che assieme al tappo della BP nel Golfo del Messico sia partito pure quello che da tempo tratteneva, tra una perdita e l’altra, la fuoriuscita di questa oscura fiumana di scandali…
Nel frattempo l’uomo più perseguitato della storia continua a puntare il dito contro la magistratura rossa e l’opposizione comunista, affermando di voler “restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante e da quanti, in maniera irresponsabile, giocano una partita personale a svantaggio dell’interesse di tutti. Il clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro paese non è certo d’aiuto”.

Da Milano1 a Milano2 e poi dalla P2 alla P3… Perché le uniche cose in cui l’Italia riesce ad andare avanti sembrano essere le cifre delle vergogne che continuano a coinvolgerla…
POLITICA
4 giugno 2010
Un Tremonti nei panni di Visco

Pubblicato su Camminando Scalzi il 28 maggio 2010

Sono passati circa due anni da quando Silvio Berlusconi incantava le facce degli Italiani promettendo un miracolo economico fatto di nuovi posti di lavoro, pensioni più alte e meno tasse per tutti… Ma oggi si ritrova in mezzo a due fuochi, conteso tra la necessità di chiedere dei sacrifici economici ai tanti fiduciosi che lo hanno votato e il bisogno di mantenere alto il suo consenso al fine di portare a termine il “programma” di Governo.
“Via libera del Consiglio dei ministri alla manovra correttiva da 24 miliardi messa a punto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. – scrive Rosaria Amato in un articolo de “La Repubblica.it” del 25 maggio - Ma è un via libera con riserva, senza conferenza stampa finale, senza l’invio del documento finanziario alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, e con l’ammissione che “ulteriori aggiustamenti” vanno fatti su misure tutt’altro che laterali”.

Nel frattempo il debito pubblico dello Stato italiano si appresta a superare il 118 per cento del PIL, e il Governo taglia stipendi e allunga i tempi di pensionamento per coprire il buco nel bilancio del governo entro il 2012, mentre la classe politica affoga negli scandali. Dall’ingenua innocenza di un Claudio Scajola che è stato costretto alle dimissioni nonostante la sua completa estraneità ai fatti, sino alle accuse che hanno coinvolto Guido Bertolaso e la tanto rinomata Protezione Civile. Una interminabile lista di scandali accomunati dal nome dell’imprenditore Diego Anemone. 

Per tranquillizzare gli animi “Berlusconi ha assicurato – afferma Guy Dinmore del Financial Times su un articolo dell’Internazionale del 21 maggio – che nessuno dei colpevoli resterà impunito. Ma allo stesso tempo ha criticato la pubblicazione dell’elenco dei clienti di Anemone, tra cui figurano anche Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli, gli uffici e la residenza romana del premier”.
Tra servizi segreti, mafie e Vaticano, oltre 400 persone sono inserite nella lunga lista di amici-debitori del costruttore Anemone e del suo importante collaboratore Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici che al momento è ancora in carcere. Il recente film “Draquila”, di Sabina Guzzanti, riesce a dare un’idea molto chiara e documentata del giro di incompetenza e corruzione che ha coinvolto il Governo assieme ai suoi “protetti”, limitandosi a descrivere solo un piccolo frammento dell’attualità di questo Paese. Un focus sulla “non ricostruzione” dell’Aquila, sostituita dalla edificazione di una nuova città parallela, dove i vecchi Aquilani si sono ritrovati a dover ricostruire la propria vita al posto della loro precedente casa.

E mentre l’establishment politico affoga in questo schifo, la priorità principale di questo Governo continua a essere la legge sulle intercettazioni, quelle stesse che hanno contribuito a portare a galla questi scandali. Ma tutto ciò non è bastato a ridurre i consensi del premier più amato d’Italia, e adesso resta solo da vedere se il buon Silvio riuscirà a cavarsela anche con la caterva di tagli che dovrà apportare, soprattutto all’interno delle pubbliche amministrazioni.
“Si andrà in pensione più tardi: un anno per i dipendenti, diciotto mesi per gli autonomi. – spiega il giornalista Roberto Petrini su “La Repubblica.it” del 26 maggio – Gli statali dovranno fare qualche sacrificio: i loro stipendi resteranno congelati per quattro anni e saranno bloccati tutti gli automatismi. Stretta anche sulle pensioni di invalidità mentre le donne della pubblica amministrazione dovranno attendere di più per avere i requisiti della pensione. Più della metà della manovra (13 miliardi) è costituita da tagli a Comuni, Province e Regioni”.

Oltre a ciò questa manovra può vantare il merito di abbattere una serie di spese spesso inutili, dalle consulenze alle spese per sponsorizzazioni e pubbliche relazioni. E i dirigenti della pubblica amministrazione che guadagnano più di 90 mila euro dovranno rinunciare ad un 5 per cento del loro stipendio, con un rialzo al 10 per cento per chi incassa oltre i 130 mila euro.
A controbilanciare i meriti arriva però l’ennesimo condono edilizio, con “una maxisanatoria catastale che comprende anche una sanatoria ai fini fiscali degli abusi edilizi”, giusto per conservare almeno i consensi dell’elettorato migliore…
POLITICA
16 marzo 2010
Nun te reggae più...


Voglio dedicare questo articolo a tutti gli elettori PDL, e soprattutto agli ex votanti AN e Lega che ancora credono che vi sia una differenza tra votare il leader maximum o i suoi prescelti... Mi rivolgo a loro con lo sguardo rivolto alle prossime elezioni, lanciando un appello alla loro razionalità e coscienza. 
Tralasciando il passato e le già note questioni degli anni trascorsi, è infatti sufficiente fare un resoconto di questi primi 2 mesi e mezzo del 2010 per riflettere con amarezza sul premier e il suo entourage, tra le polemiche sulle liste, la questione del legittimo impedimento e, dulcis in fundo, le intercettazioni dell'inchiesta di Terni...

E' il 3 dicembre 2009 quando il commissario dell'Autority Giancarlo Innocenzi decide di chiamare Gianni Letta, stremato dalle decine di telefonate ricevute da Berlusconi che lo accusa di non avere fatto nulla per bloccare il programma di Santoro. "Allora – attacca Innocenzi - [...] sanno tutto quelli della Vigilanza, sa tutto... Masi, sa tutto l'Autorità, ho fatto fare da un gruppo di due amici magistrati tutta l'analisi, anche perché siano gli strumenti per quella storia di questa sera di Mills. Secondo le valutazioni di questi due amici magistrati, lui stasera non potrebbe parlare di Mills essendoci il processo in corso".

Tutti sanno, e tutti si arrabattano nel tentativo di soddisfare le pretenziose esigenze di Sua Maestà Silvio...

Oggi Berlusconi è indagato per concussione e per “violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario” a danno del Garante per le Comunicazioni, mentre il commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi, è accusato di favoreggiamento personale in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un'audizione dinanzi agli investigatori, in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero.

Un intricato intreccio di chiamate, pressioni e abusi di potere svelati dalle stesse intercettazioni che l'attuale Governo vorrebbe drasticamente limitare. Registrazioni telefoniche che riportano alla memoria il Ventennio più buio della storia contemporanea italiana, con un manovratore che si riservava il diritto di controllare i media e di cancellare qualunque genere di opposizione.

Mi rivolgo a tutti coloro che si nascondono dietro quel “tanto sono tutti uguali”, perché non è proprio possibile che continuino a pensarla così...

POLITICA
20 dicembre 2009
Color verde amore

Pubblicato su Camminando scalzi il 17 dicembre 2009.

Si chiama Massimo Tartaglia e, ad oggi, è uno degli uomini più famosi del mondo... Altro che “Grande Fratello”! Tra odio e amore, il suo nome ha fatto il giro del pianeta, pubblicato da giornali, pagine web e programmi televisivi di ogni sorta. Lui col suo souvenir del Duomo di Milano, troppo pacchiano per abbinarsi alla cassettiera del soggiorno, ma abbastanza appuntito per poter essere delegato ad un secondo scopo. Un aggressore con diversi anni di cure psichiatriche alle spalle e un aggredito con 15 anni di trascorso politico e molti altri di “vissuto giudiziario”.

Tutti hanno espresso un parere sulla vicenda: dalle scontate condanne a qualunque forma di violenza, sino alle più ciniche dichiarazioni di coloro che avrebbero preferito una 11 mm al posto dei gotici spuntoni del monumento milanese... Ma è la strumentalizzazione politica ha preso il sopravvento e ciascuno dei politicanti di turno si è messo in coda davanti alle telecamere per lanciare il suo spot promozionale sul tema. Una gara a chi la spara più grossa.
Fra i tanti, si aggiudica la medaglia d'oro Roberto Maroni, sfoderando le dichiarazioni più impressionanti e smisurate del caso: estendere le norme contro la violenza negli stadi alle manifestazioni pubbliche e valutare l'oscuramento di siti internet che istigano a delinquere.

Proprio lui! Quello stesso Roberto Maroni esponente della Lega Nord: il partito che sull'istigazione all'odio e alla violenza ci ha costruito la campagna elettorale...
Quello stesso Maroni che nel 1998 è stato condannato in primo grado per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, per un suo tentato morso alla caviglia di un poliziotto. Quello stesso Maroni che ha dichiarato che “contro gli immigrati clandestini bisogna essere cattivi”. Quello stesso Maroni collega di partito di un certo Giancarlo Gentilini: due volte sindaco di Treviso e attualmente vice-sindaco, recentemente condannato in primo grado per il reato di “istigazione all'odio razziale”. Quello stesso Maroni che al raduno leghista di Venezia, il 14 settembre del 2008, non ha battuto ciglio mentre il suo socio di partito, dal palco, inneggiava alla “rivoluzione contro gli extracomunitari” vantandosi di voler “eliminare tutti i bambini DEI zingari”, in un clamore di ignoranza che non trova spazio neppure per le regole grammaticali della lingua italiana. Quello stesso Maroni che non si è mai permesso di contestare il suo leader Umberto Bossi, mentre preparava il suo elettorato alla possibilità di “imbracciare il fucile e di andare a prendere queste carogne... la canaglia centralista romana”. Quello stesso Maroni che non si sogna di polemizzare contro le moderate parole di un Mario Borghezio, mentre da Tele-Padania parla di “cornuti islamici di merda”, peraltro condannato dalla Cassazione nel 2005 come responsabile di un incendio scoppiato presso i giacigli di alcuni immigrati, a Torino. Quello stesso Maroni delle ronde e delle impronte digitali ai rom...

Lo stesso Roberto Maroni che dovrebbe accorgersi che nel suo partito non vi è “un caso isolato” di uno psicolabile che commette un reato, e che l'istigazione all'odio fomentata da un partito politico che rappresenta i cittadini di un Parlamento ha una rilevanza pubblica nettamente più forte di un social network e di qualunque stronzata possa esserci pubblicata al suo interno...
La stessa ipocrisia di chi crede di poter censurare la rete senza rendersi conto di rappresentare un “cattivo maestro” di un Paese di alunni, che dalla politica sta solo imparando il peggio di ciò che il genere umano è riuscito a concepire...
POLITICA
15 dicembre 2009
La tua libertà finisce dove...


Ho appena terminato di vedere due video che vi invito a guardare:


Mostrano le immagini della contestazione che c'è stata all'ultimo comizio del PDL, poco prima dell'oramai nota aggressione al premier Silvio Berlusconi. 
Adesso una strana sensazione di smarrimento si è impossessata di me... forse perché credere troppo fermamente nella libertà di espressione alle volte ti impedisce di inquadrare con chiarezza i limiti oltre i quali troppa libertà rischia di compromettere la libertà stessa.

E' possibile credere nella celebre citazione "la mia libertà finisce dove comincia la vostra"? Le contestazioni sono sacrosante, ma è davvero giusto impedire a qualcuno di ascoltare un comizio politico che magari gli interessa?

Eccoci. Attanagliati in quel relativismo che spesso sconfina nel nichilismo più terrificante, le proprie incontrovertibili opinioni si trovano a scontrarsi con altri indiscutibili punti di vista. Ti affanni nel vano tentativo di oggettivare la tua convinzione, perché sei
certo di essere “dalla parte giusta” e sei convinto di doverlo far capire anche agli altri. Viene così da interrogarsi su come e quanto ci si possa spingere per raggiungere questo obiettivo. Qual è la linea che definisce sino a quando il fine giustifica i mezzi e quando invece si è oltrepassato il limite invalicabile?

“Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.
Sono passati quasi tre secoli da quando venne pronunciata tale frase, da molti attribuita a Voltaire, e oggi mi ritrovo a riflettere sul senso di essa.


Insomma... un vano tentativo di capire la sconcertante reazione dei votanti PDL, il loro punto di vista, e il loro diritto di ascoltare il proprio leader politico senza distrazioni. 
Un vano tentativo di capire se è possibile credere nelle proprie idee e battersi affinché trionfino senza ledere la libertà di chi, all'altra parte, cerca di fare altrettanto...  
POLITICA
13 ottobre 2009
Tutta colpa dei comunisti


Nonostante lui stesso ammetta di essere “il miglior capo del governo che l'Italia abbia mai avuto”, il povero Silvio si ritrova il triste primato de “l'uomo politico più perseguitato di tutta la Storia e di tutte le epoche del mondo, con 2500 udienze”.
Per forza: in questo Paese sono tutti COMUNISTI!
Le maledette toghe rosse con tanto di frangia militarizzata;
i facinorosi studenti che manifestano dissenso per un'impeccabile riforma scolastica;
i farabutti giornalisti che sputtanano l'Italia;
i fannulloni impiegati pubblici che non apprezzano la funzionale efficienza del ministro Brunetta;
le più belle che intelligenti donne che osano controbattere alle sue inconfutabili dichiarazioni.
E poi la temibile Sinistra, la politicizzata Corte Costituzionale e, dulcis in fundo, il militante Presidente della Repubblica...

Per fortuna che, fra tanti COMUNISTI, il grande Cavaliere conserva ancora il suo matematico 68,7% dei consensi, contando anche i morti degli ultimi 20 anni e i nascituri del prossimo decennio...
Sostenitori tanto autentici e leali da arrivare a proporre Silvio per il Nobel per la Pace, con tanto di canzoncina ipnotica e sito internet con iban bancario per raccogliere le donazioni degli italiani che contano...
Supporter tanto validi e genuini da scrivere a “Il Giornale” per proporre una raccolta-fondi per risanare i conti della Fininvest, condannata dal tribunale civile di Milano al pagamento di una multa a seguito della sentenza sul lodo Mondadori.
“Se ogni elettore del Pdl versasse 42 euro, i 750 milioni sarebbero belli e coperti”, sottolinea uno dei promotori del progetto sul quotidiano della famiglia Berlusconi.

Questa è l'Italia che conta davvero! Altruista e generosa. Disposta a rinunciare ad un caffè al Billionaire pur di sostenere il suo amato premier. Perché bisogna aiutare i più bisognosi ed opporsi coraggiosamente alle ingiustizie. Perché nessuno debba mai vedere il suo grande presidente costretto a privarsi di una villa, un jet o uno yatch. Perché “le ideologie sono morte” ribadisce l’autore dell’articolo, ma
la passione politica è più viva che mai”...
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