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ISTERIKA!!

SOCIETA'
11 febbraio 2011
Tra marea nera e fanghi rossi

Pubblicato su Camminando Scalzi il 28 gennaio 2011 
e ripubblicato su Informazione Libera

Martedì 11 gennaio 2011, nelle coste di Porto Torres, la petroliera Emerald ormeggiata nel terminal di Fiume Santo (polo chimico del nord Sardegna al confine con il Parco Naturale dell’Asinara) sta immettendo olio combustibile nelle condotte d’alimentazione di uno dei due gruppi ad olio ancora attivi nell’impianto della società tedesca EON, una fra le aziende energetiche più grandi al mondo.

Il nero petrolio che da oltre due settimane colora le limpide acque marine delle coste settentrionali dell’isola oramai comincia a tingere anche i 18 km di spiagge colpite da questa deprimente catastrofe naturale, da Porto Torres a Punta Tramontana… Enormi chiazze di liquido scuro e nauseabondo si stanno infatti formando sopra e sotto la sabbia, e nessuno è ancora in grado di stabilire l’entità dei danni ambientali di tale disastro.

E’ stato un “imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all’interno della banchina”, hanno dichiarato i responsabili di EON. Ci sono però molte questioni che non quadrano, come spiega il giornale online Ecologiae. “Prima di tutto l’allarme – spiega Marco Mancini – lanciato 36 ore dopo la fuoriuscita del carburante dalla nave cisterna Esmeralda”. Quel fatidico martedì notte scorre infatti senza interventi o segnalazioni, senza che nessuno decida di assumersi le responsabilità dell’accaduto, e “quando risuona l’allarme è oramai troppo tardi – spiega Agora Vox il 26 gennaio. – Il mare è stato violentato da 18.000 litri di catrame misto ad olio”.

Nelle ore successive all’incidente il sindaco Beniamino Scarpa venne peraltro più volte tranquillizzato con la garanzia, da parte dell’azienda responsabile, che non ci fossero pericoli né problemi di alcun genere. Nel frattempo, da Platamona a Stintino, davanti all’area marina protetta del Parco Nazionale dell’Asinara, le chiazze d’olio continuano a spostarsi verso l’arcipelago protetto della Maddalena. 
Intanto i quotidiani parlano di un piano dell’Eni che avrebbe in progetto di installare nella stessa zona il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo, incrementando quindi il traffico delle navi cisterna e, di conseguenza, il rischio di ulteriori incidenti…

Un tempo si parlava di Sardegna come di un’isola da sogno, dove i paesaggi inviolati e la natura incontaminata riuscivano ad attirare visitatori da tutto il mondo e rendevano gli abitanti del territorio orgogliosi di essere nati in una terra così meravigliosa. Oggi i quotidiani parlano invece della marea nera di Porto Torres, della sindrome di Quirra per l’uranio impoverito prodotto dal poligono militare, dei fanghi rossi dell’Eurallumina di Portovesme e delle mutazioni genetiche nel dna dei bambini che vivono nella zona dello stabilimento petrolchimico di Sarroch.
La rabbia prende quindi il sopravvento, ed io comincio a chiedermi fino a che punto dovremo arrivare, noi sardi, per capire quale tesoro siamo stati capaci di svendere al peggior offerente e quanto lo rimpiangeremo il giorno in cui non avremo più la possibilità di tornare indietro…
SOCIETA'
10 luglio 2010
Il golfo mediterraneo del petrolio…

Foto di Gianfranco Puggioni 

Pubblicato su Camminando Scalzi il 28 giugno 2010 
e su Lo Schermo il 31 luglio 2010

Il 21 aprile 2010 un’esplosione ha causato un incendio nella piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, situata al largo della Louisiana. Ora dopo ora, per oltre un mese, milioni di litri di greggio si sono riversati sull’oceano causando un incalcolabile disastro ambientale.
Una tragedia senza precedenti, che con la sua catastrofica eccezionalità si somma a quell’insieme di silenziosi ed impercettibili danni che quotidianamente si consumano fra le diverse aree del mondo delegate all’estrazione o al trattamento del petrolio.

Come ha scritto Anna Pacilli nell’articolo pubblicato da “Carta” il 4 maggio 2010 “L’inquinamento del mare deriva dall’estrazione come dal trasporto del petrolio, anche in assenza di incidenti. […] Nel Mediterraneo operano quotidianamente 300 petroliere, che per compiere gli ordinari cicli operativi della navigazione [lavaggio delle cisterne, scarico delle acque di zavorra e di sentina ecc.] causano il cosiddetto «inquinamento volontario» sversando in mare 600 mila tonnellate di idrocarburi ogni anno”. E il 40 per cento dei traffici di petrolio nel Mediterraneo si concentra nei porti italiani, in particolare in quello di Cagliari, sulla stessa costa della Sardegna dove nel 1962 Angelo Moratti fondò la Saras s.p.a., la raffineria di petrolio che assieme alla Polimeri Europa, Sarlux, Sasolo, Air Liquide ed Enichem oggi compone uno dei poli petrolchimici più grossi del continente europeo.

Sarroch è il comune che ospita questo enorme stabilimento: un paese di circa 6000 abitanti situato in provincia di Cagliari, in un territorio dove i tanti posti di lavoro garantiti hanno prevalso sulla tutela dell’ambiente, del patrimonio paesaggistico e sulle condizioni di salute degli abitanti della zona.
Nel film-documentario “Oil” (2008), di Massimiliano Mazzotta, gli effetti dell’impianto petrolchimico sulla qualità della vita dei cittadini di Sarroch sono ampiamente documentati. La pellicola riporta, fra le altre cose, l’autorevole e preoccupante dichiarazione del ricercatore fiorentino Annibale Biggeri, uno degli autori del rapporto “Ambiente e salute nelle aree a rischio della Sardegna” voluto dall’assessorato all’ambiente della Regione e pubblicato sul sito www.oil.it. Un progetto presentato nel novembre del 2007, a cui ha collaborato anche l’amministrazione comunale di Sarroch, che già dal 2006 ha deciso di promuovere il programma “Sarroch Ambiente e Salute”. All’interno del documentario, esponendo i risultati delle proprie ricerche, il professor Biggeri evidenzia i risultati di uno studio bio-molecolare sui bambini di Sarroch, da cui emerge che l’esposizione alle varie sostanze rilasciate dal polo petrolchimico nell’ambiente hanno comportato un danno al DNA dei bambini, considerato potenzialmente reversibile ma comunque un danno al DNA.

Appare molto preoccupante anche la dichiarazione di Claudia Zuncheddu, medico e consigliere regionale sardo: “Voglio parlare da operatore sanitario e non da politico quando spiego le drammatiche condizioni di salute della popolazione che vive attorno a zone di interesse industriale. Il problema è che in alcuni territori come Sarroch, le modifiche lente e progressive che si stanno già evidenziando sul corredo genetico dei bambini andranno evolvendosi, e le generazioni future saranno molto più predisposte a certe malattie”. Per testimoniare questa preoccupante dichiarazione la dottoressa Zuncheddu espone i risultati di un recente studio condotto su un campione di bambini di Sarroch e di Burcei, che distano di appena 40 km, i cui risultati hanno dimostrato che le condizioni di salute dei due paesi sono molto diverse: “mentre i bambini di Burcei denotano buone condizioni, i bambini sarrocchesi manifestano percentuali altissime di asma, riniti ed allergie di vario genere”. Le dichiarazioni della dottoressa Claudia Zuncheddu sono anche sostenute dal “Progetto Sarroch Ambiente e salute”, pubblicato nel 2007 dalla stessa amministrazione comunale. Il documento dimostra che, in un confronto tra 275 bambini di Sarroch e 213 bambini di Burcei relativo al periodo compreso tra gennaio e giugno 2007, si registrano importanti differenze riguardo ai sintomi asmatici, che caratterizzano il 25,5% del gruppo sarrocchese contro il 5,2% dei burceresi, mentre i valori sono risultati sostanzialmente uguali nella diagnosi dei sintomi infiammatori relativi all’apparato respiratorio, come mostra la tabella n°1.




“A ciò si aggiunge – prosegue Claudia Zuncheddu – il considerevole aumento di patologie tumorali negli adulti, a partire dai tumori gastrici, polmonari e tiroidei, per proseguire con un incremento di linfomi, leucemie, tiroiditi e melanomi: patologie che si manifestano con drammatica frequenza intorno alle zone interessate da poli industriali”.
Nel rapporto sullo stato di salute dei sarrocchesi, in effetti, vengono prese in esame le percentuali di mortalità in un periodo di 20 anni, dal 1981 sino al 2001, tenendo conto anche delle condizioni socioeconomiche dei residenti. I risultati di tale studio evidenziano che la percentuale di mortalità nella popolazione sarrocchese è inferiore alla media regionale, ma tenendo conto dei decessi per patologie tumorali si nota un incremento del 4% per gli uomini e del 2% per le donne, nel corso dei 20 anni analizzati. Statistiche che non appaiono allarmanti, salvo tenere conto del fatto che tra il 2001 e il 2003 i ricoveri ospedalieri per gli uomini ammalati di tumore hanno avuto un’impennata di 17 punti percentuale rispetto alla media regionale, e a ciò si somma la preoccupante casistica di decessi per malattie respiratorie intercorsi durante i 20 anni esaminati, che registra un aumento del 16% per le donne e un 3% per gli uomini. Riguardo ai casi di tumore, gli studi dimostrano che per i soggetti di sesso maschile sono più frequenti i decessi correlati a leucemie e patologie tumorali del fegato, del polmone, della pleura, del sistema nervoso centrale e del sistema ematopoietico. Tra le donne, invece, si sono verificati più decessi rispetto alla media regionale, per leucemie e tumori allo stomaco e all’utero.

Tali statistiche si ricollegano facilmente allo studio condotto dall’amministrazione comunale di Sarroch per analizzare la percezione del rischio da parte degli abitanti della zona, che evidenzia quanto tale problematica sia avvertita dalla popolazione residente. L’indagine, condotta tra marzo e aprile del 2008, dimostra che su un campione di 221 intervistati, circa l’80% ritiene che tutta la popolazione corra un rischio più alto della media di ammalarsi di tumore, e il 90% pensa che abitare a Sarroch esponga i bambini ad un rischio maggiore di soffrire di disturbi respiratori e di bronchiti.
G. F. è un ragazzo della zona che preferisce mantenere l’anonimato, ha 29 anni e conferma il timore degli abitanti del paese: “Qui non si muore più di vecchiaia. Basta fare un giro in cimitero per accorgersi che la maggioranza dei decessi degli ultimi anni hanno colpito persone giovani, a causa di tumori, leucemie o infarti improvvisi. Qui l’aria è irrespirabile e in certi giorni dalla raffineria fuoriesce un fumo nero che aumenta ulteriormente la puzza di zolfo che si respira. Accade soprattutto di notte, perché il fumo si vede meno ed è probabile che la raffineria incrementi la produzione”.
La scarsa qualità dell’aria è peraltro comprovata dalle rilevazioni ottenute mediante il confronto tra i valori di Sarroch e Burcei, condotte per verificare la diffusione di alcuni inquinanti nell’ambiente. I dati evidenziano che i valori minimi di anidride solforosa, biossido di azoto e benzene riscontrati nell’aria di Sarroch corrispondono approssimativamente ai valori massimi rilevati a Burcei, come riportato nella tabella n°2:




Ciononostante il 30 aprile scorso l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha rilasciato a Shell Italia l’autorizzazione ad effettuare nuove ricerche petrolifere offshore nel Golfo di Taranto, continuando ad assecondare una fonte di energia che oltre ad essere in via di esaurimento si rivela ogni giorno più dannosa, sia per l’ambiente che per la salute di chi lo abita…
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