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è la mia più grande passione;
è sempre possibile raccontare qualcosa che non sia ancora stato raccontato;
mi permette di sfogarmi quando sono
ISTERIKA!!

consumi
28 novembre 2010
Cibo spazzatura

Pubblicato su Camminando Scalzi il 26 novembre 2010

Sabato 27 novembre si terrà la 14° edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare. Oltre ottomila supermercati aderiranno all’iniziativa con più di centomila volontari per invitare le persone a comprare un po’ di cibo a lunga conservazione e donarlo a comunità per minori, mense per poveri e centri d’accoglienza.

Un piccolo gesto d’altruismo poco dispendioso, oltre che una manifestazione d’intelligenza in una società dove troppo spesso il cibo viene sprecato, andandosi ad accumulare in quelle cataste di immondizia che ogni anno contribuiscono a creare una montagna di ottanta milioni di tonnellate di rifiuti alimentari. “Con quello che buttiamo via ogni anno – spiega Marta Serafini sul giornale Sette – (equivalenti al 3% del nostro PIL), potremmo sfamare 44 milioni di Italiani”.

Secondo l’inchiesta di Sette ogni famiglia butta nella spazzatura una media di ventisette chili di cibo ogni anno, che si traducono in 515 euro di soldi sprecati. Il 20% delle responsabilità vanno poi alla grande distribuzione. Nei supermercati vengono buttati ogni giorno 250 chili di cibo “solo per motivi estetici”, per una “mole di alimenti che potrebbe sfamare ogni anno 636.000 persone per un valore di oltre 928 milioni”.
L’idea che simili quantità di cibo finiscano in discarica fa venire i brividi, ed è evidente che ciascuno di noi potrebbe contribuire a ridurre le cifre di questa drammatica questione. Pensiamoci…
POLITICA
21 novembre 2010
Se il premier va a puttane, l’Italia lo segue a ruota…
Pubblicato su Camminando Scalzi il 20 novembre 2010

Dopo settimane di giochi di prestigio per nascondere l’evidenza, la
crisi di governo sembra essersi ufficializzata. Nel frattempo l’incompreso Silvio minaccia di partire alla volta dei programmi televisivi, per mandare avanti il deprimente talk show a cui gli Italiani assistono da quasi venti anni. Si ripeteranno le solite “verità” nascoste dalla solita sinistra comunista e dalla solita informazione faziosa. Berlusconi e la sua interminabile schiera di cadetti continueranno a ripetere che i media, troppo concentrati sul gossip di Ruby e la famigerata telefonata alla questura, hanno perso di vista gli argomenti che realmente meriterebbero uno spazio in prima pagina. Si ripeterà la consueta frase “l’opposizione non sa confrontarsi sui contenuti politici e sul merito delle scelte del governo”, e Bersani continuerà ad arrabattarsi nel tentativo di salvare un partito che macina elettori insoddisfatti e semina astensionisti.

Ma parliamo dunque di contenuti politici e lasciamo un attimo da parte la famosa storia di un vecchio di settantaquattro anni incantato da una diciassettenne prosperosa, confuso e felice di aggirare le leggi per una sfortunata ragazza che si definisce, contemporaneamente, nipote del presidente Mubarak e povera donzella con una drammatica situazione familiare. Mettiamo da parte anche i processi a carico del presidente, il conflitto d’interessi e le leggi ad personam, e concentriamoci sui contenuti…

Economia: Il Fondo monetario internazionale ha collocato l’Italia al 179° posto in una classifica di 180 Paesi, in una statistica che tiene conto della crescita economica degli ultimi dieci anni. Dopo di noi solo la derelitta Haiti. In compenso la disoccupazione è salita all’11%, e chi ha la fortuna di avere ancora un lavoro si trova spesso costretto a sopravvivere con stipendi da fame, senza le minime garanzie.

Istruzione: “Tagli” e “riforme” sono oramai sinonimi, e la scuola pubblica si appresta a precipitare nel baratro più profondo, mentre la ministra Mariastella Gelmini assiste inerme alle continue manifestazioni di protesta. Nel frattempo un articolo di Salvo Intravaia della Repubblica online del 16 novembre denuncia il cancellamento dei tagli per gli atenei privati, che nell’ultima versione del maxiemendamento alla legge di stabilità vedono anche “un finanziamento di 25 milioni per le università non statali legalmente riconosciute”.

Cultura
: L’esponente Fli Fabio Granata si abbatte sul ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi definendolo “il peggior ministro di sempre”, proprio nel giorno in cui diciassette soprintendenti lo attaccano frontalmente per i pesanti tagli che privano il settore delle risorse necessarie alla salvaguardia dei beni culturali. Per non parlare delle proteste del mondo del cinema…

La famigerata “sicurezza”:
“Sono finiti i fondi per l’acquisto del carburante e per le ricariche delle fuel-card che sono state ritirate – spiega al Sole24ore Felice Romano (segretario generale del Siulp, Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia). – Stiamo dando fondo alle riserve strategiche, terminate anche quelle andremo a piedi”.

Politica Estera:
Mentre si continuano a tagliare i fondi per i progetti di cooperazione internazionale, il libro “Il caro armato” di Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca documenta che nel 2010 l’Italia ha previsto di spendere circa 23 miliardi di spese militari.

Immigrazione:
L’ONU ha criticato il “pacchetto sicurezza” per lo scarso rispetto dei diritti umani e le continue discriminazioni a cui sono sottoposti i migranti in Italia, a cui si aggiunge, fra le altre cose, la recente protesta di Brescia contro la falsa sanatoria del governo.

E si potrebbe andare avanti per ore ad elencare i tanto agognati “contenuti” del governo Berlusconi, parlando dell’
Aquila e della manifestazione nazionale del 20 novembre per denunciare la mancata ricostruzione a diciannove mesi dal sisma, o riflettendo sulle condizioni della Campania, che nuovamente affoga tra i rifiuti.
Continuiamo pure a parlare di contenuti, che tanto tra puttane e puttanate… la musica non cambia.
CULTURA
14 novembre 2010
Gli eroi sono ancora giovani e belli?

Pubblicato su Camminando Scalzi il 13 novembre 2010

Martedì 9 novembre, all’interno del ciclo di
“Incontri del Puccini” dell’omonimo teatro di Firenze, Francesco Guccini, Simone Cristicchi e Sergio Staino (tra i promotori dell’iniziativa) hanno dialogato assieme al pubblico sul tema Gli eroi sono ancora giovani e belli?. Una domanda che prendendo spunto dalla celebre “Locomotiva” del cantautore emiliano, ha dato vita a uno stimolante dibattito su musica, politica e cultura, in cui i due cantanti italiani hanno trovato il modo di esprimersi e raccontare la propria storia. Un confronto tra due personalità molto differenti, dove il divario generazionale e la diversità stilistica dei generi musicali trova comunque spazio per un insieme di legami e punti di riferimento comuni.

La saggezza di un uomo che nell’ironia ha trovato la formula per non prendersi troppo sul serio e sfuggire alle banalità, davanti a domande che richiederebbero troppo tempo per trovare una sola risposta. L’umorismo composto di un poeta che in cinquant’anni di canzoni ha già trovato il modo di raccontare se stesso e la realtà in cui viviamo, rifiutando l’epiteto di maestro per definirsi “un artigiano di parole”. E alla domanda sul perché avesse deciso di fare il cantautore ha risposto con inconfondibile sarcasmo, rinunciando a quella fama di sapiente illuminato che le sue canzoni gli hanno costruito attorno. “Una sera sono stato al cinema con degli amici per vedere un film sul rock and roll. – ha spiegato – Era la storia di una band di cinque ragazzi che organizzavano un concerto in un campo scout con trecento ragazze. Cinque uomini e trecento scoutiste… Quando siamo usciti dal cinema un mio amico ha preso la decisione: dobbiamo fondare un gruppo musicale”.

L’originale semplicità di Francesco Guccini, e dall’altra parte l’emozione del più giovane Simone Cristicchi seduto al fianco di due “mostri sacri” della sua vita. Lui che da ragazzo sognava di fare il fumettista e
prendeva lezioni di disegno dal grande Jacovitti, ma che successivamente capì che la musica sarebbe stata il suo futuro. “Vorrei ringraziare Francesco per questo – ha esclamato – perché ascoltando e leggendo i suoi testi ho capito quanti significati possono celarsi in un brano musicale, che vanno ben oltre la solita sdolcinata canzone d’amore”.

Sul palco anche un
Sergio Staino forte e combattivo. Lui che con un tratto di matita ha la capacità di riassumere complesse vicende politiche e fenomeni sociali, e che da tempo ha ideato l’associazione “Quelli del Puccini: gruppo informale di contaminazioni culturali” (www.quellidelpuccini.it) nato per “stimolare le nuove generazioni con le proposte e le idee che nascono da questi appuntamenti”.

La simpatia del noto attore-regista
Leonardo Pieraccioni, che in un rapido intervento di dieci minuti ha raccontato di quando, all’età di dieci anni, sua madre decise di regalargli qualcosa di più profondo di un disco di Cristina D’Avena, “e da allora – ha affermato – io sto a Francesco Guccini come Emilio Fede sta a Berlusconi”.

Una platea senza limiti d’età, per incontrare un cantautore che viene ascoltato oggi così come negli anni Sessanta. Un pubblico partecipativo, felice di guardare al domani con l’estroso talento di Simone Cristicchi che, accompagnato dal
Coro dei minatori di Santa Fiora, ha chiuso l’incontro tra le note di “Bella Ciao” e “Volemo le bambole”: il giusto compromesso tra l’allegria della musica popolare italiana e la memoria di versi che ancora oggi trovano il senso di essere cantati…
1 novembre 2010
E poi nacquero i “terroni”…

Pubblicato su Camminando Scalzi il 29 ottobre 2010
e ripubblicato su INFORMAZIONE LIBERA

Ci hanno sempre parlato di un grande
Giuseppe Garibaldi affiancato da mille coraggiosi uomini, partiti in spedizione per unificare quell’Italia che ancora oggi stenta ad essere davvero unita…
Ci hanno detto che già prima dell’unione il Meridione era povero ed arretrato, e il brigantaggio la faceva da padrone in quella manciata di regni in cui il potere borbonico era riuscito a creare solo miseria ed ignoranza, al confronto di un Nord ricco ed istruito per mano dei Savoia.

La storia, è risaputo, l’hanno sempre scritta i vincitori, quegli stessi che oltre a stabilire i ricordi delle memorie passate hanno dettato le regole degli avvenimenti futuri. E mentre i bambini crescono ammirando un eroico Garibaldi e maledicendo un regno borbonico colpevole delle innumerevoli disavventure del famigerato Sud, il giornalista
Pino Aprile pubblica il libro Terroni, sbattendo in faccia un tassello di storia sconosciuta alla Padania e a tutti i suoi militanti cittadini leghisti.

“Ho fatto elementari, medie, superiori e ho cambiato tre facoltà universitarie – scrive Aprile in un articolo de Il Manifesto – avessi trovato un rigo sulle
stragi compiute al Sud dai piemontesi per unificare l’Italia. Stupri, torture, esecuzioni e incarcerazioni di massa; il saccheggio delle risorse del Regno delle Due Sicilie, la chiusura, persino a mano armata e sparando sugli operai, delle aziende, fra cui i più grandi stabilimenti siderurgici del tempo in Calabria, a Mongiana, o le più grandi officine meccaniche a Pietrarsa (Napoli), studiate da tutti i paesi industrializzati contemporanei. Venne distrutta un’economia che stava costruendosi un futuro ed ebbe solo un passato”.

Nitti, da presidente del Consiglio scoprì che quando si fece
cassa comune dopo l’unificazione dell’Italia, i due terzi dei soldi furono presi dal Sud, quello stesso da cui non si emigrava a milioni come invece accadeva al Nord. Solo dopo l’Unità e la creazione della cosiddetta Questione meridionale si cominciò a partire da quello stesso territorio che la storia aveva reso terra d’immigrazione, in cui erano giunti popoli da ogni dove. “Il Regno delle Due Sicilie – prosegue Aprile – con migliaia di chilometri di coste, aveva programmato decenni prima lo sviluppo dei commerci via mare, dotandosi della seconda flotta commerciale del continente, e Napoli, terza capitale europea, partoriva brevetti e nuove discipline (vulcanologia, archeologia, economia politica)”.

Eppure oggi li definiscono
“terroni”, quegli stessi meridionali che durante la famosa “liberazione” contarono centinaia di migliaia di morti, stupri, saccheggi e paesi completamente distrutti.
Li definiscono “porci” (Bossi), “topi da derattizzare” (Calderoli), “merdacce mediterranee” (Borghezio) e “cancro” (Brunetta), incuranti della complessità del tema ed accecati da un’ignoranza e da una superficialità che li rende incapaci di guardare oltre i pregiudizi su cui hanno costruito la propria miope opinione politica…
1 novembre 2010
Centri di pessima accoglienza…
Pubblicato su Camminando Scalzi il 19 ottobre 2010

Erano circa un centinaio gli immigrati che l’11 ottobre sono riusciti a scappare dal CPA (centro di prima accoglienza) di Cagliari e hanno raggiunto l’aeroporto di Elmas per una compatta manifestazione di protesta. Una mobilitazione che si è conclusa con una decina di arresti e la cancellazione di alcuni voli aerei, così come lo scorso anno la protesta di Lampedusa terminò con il conteggio delle decine di persone ferite.
Le cause della ribellione “sono quelle di sempre – si legge nell’articolo di
Carlo Mercuri su “Il Messaggero” del 12 ottobre – le stesse che affliggono le carceri italiane: sovraffollamento, scarsa assistenza, inadeguatezza delle strutture. La permanenza in questi centri, che la legge ha elevato da 60 a 180 giorni, ha complicato la situazione”.

Il problema fondamentale di questi centri consiste spesso nel fatto che quelli che dovrebbero occuparsi di gestirlo non comprendono la differenza tra un luogo adibito all’accoglienza e uno finalizzato a punire chi delinque. Da quando lo
status di clandestino si è trasformato in un reato, e da quando la stessa parola clandestino è divenuta un sinonimo della parola immigrato, tutte le questioni che concernono l’argomento immigrazione si sono trasformate in un problema di sicurezza e ordine pubblico. Poco importa se una grossa parte degli uomini che sbarcano sulle coste italiane sono molto spesso rifugiati politici e richiedenti asilo, e importa ancora meno che il Diritto internazionale ne imponga l’accoglienza… Per il governo italiano questi sono clandestini, senza distinzioni di sesso, età, paese di provenienza o storia personale.
“Se si pensa che in Italia tra Cpa e Cie ci sono 29 strutture, – prosegue l’articolo di Mercuri – per un totale di 7.653 posti e che, dal 1 gennaio 2010, sono stati quasi diecimila i clandestini transitati nei Centri per essere riaccompagnati in patria, si capisce che la differenza di quasi 2.500 clandestini in più rispetto ai posti disponibili è la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

E adesso immaginate di essere un perseguitato politico, in un Paese in cui l’unico modo per scappare è quello di rischiare la vita su un barcone guidato da uomini senza scrupoli. Perché l’acquisto di un biglietto aereo sarebbe più comodo e meno costoso di quell’assurdo viaggio della speranza, ma gli aeroporti non sono un bel posto per un individuo che fugge dalle persecuzioni di un regime dittatoriale. Immaginate di arrivare sulle coste dell’Italia dopo giorni e giorni di viaggio, e di essere sbattuti dentro una struttura sovraffollata carente delle basilari norme igieniche, e di esser costretti a passarvi 180 giorni, senza possibilità di uscire e respirare un po’ di libertà…
Sei mesi di “carcere” per un uomo che non ha commesso alcun reato, se non quello di aggrapparsi alla speranza di avere diritto a un trattamento speciale in virtù di quello status di rifugiato politico che dovrebbe essere tutelato dalle leggi internazionali. Immaginate di aver speso tutti i vostri risparmi e di aver lasciato la vostra famiglia, gli amici e la vostra terra per inseguire questo sogno… e di ritrovarvi in un luogo in cui l’accoglienza è solo un sostantivo utile a completare i nome del centro.
Immaginate tutto questo e adesso ditemi: non sarebbe venuta voglia di manifestare anche a voi?
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