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La miope strategia della Fiat di Marchionne


Pubblicato su Camminando Scalzi il 20 gennaio 2011

Il referendum proposto da Marchionne alla sede FIAT di Mirafiori è passato con 2.735 sì contro 2.325 no. Una percentuale del 54,05% di votanti favorevoli, che pare abbiano raggiunto la maggioranza soprattutto grazie al voto degli impiegati. Ma “il discorso sugli impiegati è fin troppo facile – spiega Paolo Griseri su La Repubblica online del 16 gennaio 2011. – Il loro livello di autonomia sul lavoro è molto alto; non fanno i turni, non hanno il problema delle pause, in buon parte fanno parte del sistema gerarchico di controllo aziendale. C’è da stupirsi che ben 20 abbiano votato no. Gli altri 421 hanno detto sì. Ma se si escludono gli impiegati dal conto, la fabbrica è divisa come una mela: 2.315 sì e 2.306 no”.

Appena 9 voti in più per i favorevoli, anche se tra le tute blu della catena di montaggio, laddove il lavoro è più duro, è stato il “no” a prevalere: chiaro indice della preoccupazione degli operai che subiranno le conseguenze di questo nuovo accordo. Sono loro che dovranno far scendere il livello medio di assenteismo sotto il 6% (ora è all’8%), altrimenti da luglio 2011 i dipendenti che si assenteranno per malattie brevi (non oltre i cinque giorni) a ridosso delle feste, delle ferie o del riposo settimanale per più di due volte in un anno non gli verrà pagato il primo giorno di malattia. Dal 2012 se l’assenteismo non sarà sceso sotto il 4% i giorni di malattia non pagati saranno invece due. Le ore obbligatorie di straordinario passeranno da 40 a 120 all’anno, con 15 sabati lavorativi, e come già previsto per lo stabilimento di Pomigliano, coloro che non rispetteranno gli impegni assunti con l’accordo rischieranno sanzioni in relazione a contributi sindacali, permessi per direttivi e permessi sindacali aggiuntivi allo Statuto dei Lavoratori (fonte: Il Fatto Quotidiano). E questi sono solo alcuni dei punti inseriti dal referendum...
Oggi Marchionne parla di una “sfida per la nuova Fiat, con stipendi tedeschi e azioni per gli operai”. Resta solo da capire se la sfida di investire nel mercato internazionale dei suv troverà un riscontro positivo nella realtà o si trasformerà nell’ennesima illusione di un’azienda incapace di mettersi davvero in gioco.

Viviamo in una società afflitta dall’inquinamento dell’aria, dalla carenza di parcheggi, dal caro benzina e da una crisi economica che non incentiva particolarmente la vendita di automobili troppo costose. Viviamo in una società in cui il mercato dell’auto si è praticamente saturato, con una media di due macchine per ogni nucleo familiare. Viviamo in una società in cui si parla di auto ibride, elettriche, di riduzione del traffico, di incentivi sui mezzi di trasporto pubblico e car sharing, e tutto ciò che la geniale mente di Marchionne riesce a partorire è un investimento su jeep e suv da vendere oltreoceano?! Più che una sfida questa decisione mi pare una scelta miope, tesa ad assecondare solo il peggio del mercato globale, dove la competizione arriva a mettere in discussione le pause degli operai e i loro giorni di malattia per adeguarsi ai peggiori standard di lavoro e produzione. Un sistema in cui si gioca sempre al ribasso, coi diritti e la qualità della vita, perché tanto a rimetterci sono sempre e soltanto i soliti poveri stronzi…

Pubblicato il 11/2/2011 alle 17.58 nella rubrica Diario.

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